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Un compito troppo grande
post pubblicato in diario, il 29 dicembre 2011


Mia sorella mi fa inca**are a volte. Pensa di essere così matura, e invece è una ragazzina infantile e viziata.

Mi spiace dirlo, perchè le voglio un mondo di bene, ma è la realtà.

E' il prodotto del lavoro dei miei genitori. Per carità, brave persone, ma con lei hanno proprio mancato l'obiettivo.

E ora io mi sento responsabile per lei e vorrei aiutarla, anzi vorrei costringerla a farsi aiutare, ma senza il supporto di mamma e papà non ce la farò mai.

E' chiusa, asociale, infantile (va ancora in giro con il peluche e lo ritiene quasi un essere vivente), non ha iniziativa, a stento risponde agli stimoli, è priva di carattere. O lo nasconde.

E non ha mai fatto esperienze degne di questo nome. Insomma, una versione di com'ero io ma peggio.

Solo che io ho voluto cambiare, migliorare. Lei preferisce cullarsi nella bambagia di cui l'hanno circondata i miei genitori senza sapere davvero cosa vuol dire VIVERE.

Provo un profondo dispiacere per lei. Ha molte potenzialità, ma è sprecata. E' semplicemente viziata. Anche se non se ne rende conto.

Devo toglierla dalla sua pseudo vita, dalla protezione dei miei genitori, dalle illusioni che ormai caratterizzano la sua esistenza.

Ma come faccio?

Posso costringerla? Lo farei. A costo di farmi odiare. Un giorno, quando maturerà davvero, capirà. E forse mi ringrazierà, persino.

Ma adesso è dura senza l'appoggio dei miei genitori. Devono buttarla fuori di casa. Quella casa che per lei è una trappola e basta. Che le impedisce di vivere, di relazionarsi, di diventare indipendente e responsabile. Persino utile.

E il compito più duro, già lo so, non sarà tanto convincere lei... quanto farlo capire ai miei genitori.

A parole mi appoggiano, ma nei fatti non mi aiutano.

Non me la sento di abbandonarla a sè stessa. Non me la sento di vivere con il timore che un domani avrò una sorella ormai troppo grande a cui dover badare quando i miei non ci saranno più. Voglio che impari a vivere adesso, che ne ha l'età e il tempo, voglio sapere che è capace di reggersi sulle proprie gambe e chissà, magari, anche di essere felice un giorno.

Voorrei non dovermi preoccupare di lei, vorrei che il mio massimo compito sia volerle bene. Ma so che i nostri genitori confidano che io l'aiuti.

Vorrei avere una sorella 'normale', che mi parla, mi racconta delle cose, mi aiuta perfino. E non solo una persona da aiutare.

Vorrei sapere che sta bene ed è felice, che è riuscita a trovare il suo posto nel mondo. E non che è chiusa in una stanza tutto il giorno a progettare la sua lenta morte quotidiana, credendo che sia quella la sua vita.

Spero di avere la forza di non arrendermi, di saper badare a qualcuno, di aiutare a crescere qualcuno. In fondo, è un pò come essere mamma. Come crescere un figlio.

Solo che io non sono sua madre e questo non dovrebbe essere il mio compito.

Nonostante questo, lei è parte di me come lo sono io di lei, e non la abbandonerò mai.

Costi quel che costi.




permalink | inviato da Blue_Eyes il 29/12/2011 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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